Relazione tra Convergenza e accomodazione
La convergenza è un fenomeno influenzato in modo preponderante da un meccanismo connesso intimamente con la fusione e l’accomodazione. Per questo si sono distinti vari tipi di convergenza ben inquadrati e separati l’uno dall’altro. Si parla di convergenza positiva tutte le volte che gli assi visivi si intersecano in un punto posto tra gli occhi e l’infinito.
La convergenza è negativa, quando questi assi divergono e i loro prolungamenti all’indietro si incontrano in un punto, posteriormente, tra l’occhio e l’infinito negativo. Esiste poi un punto remoto di convergenza che viene classificato come quello in cui, compiendo il massimo sforzo di divergenza, si riesce ancora a mantenere una visione binoculare singola.
La convergenza volontaria, che molti hanno acquisito inconsciamente, o che con pochi esercizi si riesce ad acquisire rapidamente, è l’abilità di convergere volontariamente gli occhi senza ausilio della fusione; mentre, come si sa, la convergenza involontaria si effettua con l’ausilio preponderante del potere fusionale.
La convergenza accomodativa è spiegata come un’ intima associazione che lega tra loro accomodazione e convergenza, anche se in realtà queste indipendentemente, possono essere chiamate ad una azione quantitativa diversa. Nella convergenza relativa, tipo quella che si ha con il sinottoforo, o con figure stereoscopiche con le quali viene esercitato il principio della diplopia fisiologica, è possibile impiegare un certo grado di convergenza con un’accomodazione già fissata. Cosa questa che può essere variata a piacimento.
Si ha convergenza relativa positiva, quando gli assi visuali si incontrano in un punto che si trova più vicino dell’oggetto osservato, e convergenza relativa negativa, quando l’incrocio degli assi visuali in un punto più lontano dell’oggetto osservato.
Da Optometria e oftalmologia del prof. Sergio Villani
















