Punto Prossimo di Convergenza.
Il punto più vicino, rispetto all’osservatore, sul egli riesce a convergere, si chiama punto prossimo di convergenza. Si chiede al paziente di fissare, ad es. Una matita chiara, tenuta ad una certa distanza, e poi la si avvicina lentamente, il più possibile. Quando si raggiunge il limite (che è, appunto, il punto prossimo della convergenza), vediamo che un occhio comincia a deviare verso l’esterno, ed il paziente accusa diplopia. Un punto limite di convergenza a distanza superiore ai 10 cm può essere considerato anormale. Se il paziente ha difficoltà nell’eseguire questa prova gli si chiede di guardare una delle sue dita, facendola avvicinare ai suoi occhi il più possibile. Spesso si ottiene, in questo modo, un punto prossimo di convergenza sensibilmente più ravvicinato. Maggior precisione si ottiene usando un cartoncino sul quale sia stata tracciata una linea verticale; esso è fissato su di una slitta scorrevole, lungo un’asta graduata. Il paziente dice quando vede sdoppiarsi la linea e, contemporaneamente, l’esaminatore osserva la direzione degli occhi. Questo apparecchio prende il nome dell’ideatore Livingaton.
Da Optometria e oftalmologia del prof. Sergio Villani