Optometria: effetti micro-ottici 1/6

Effetti macro ottico articolo1Quasi tutti coloro che si interessano di ottica oftalmica hanno imparato ad orientarsi nei problemi rifrattometrici e binoculari. Ma se è vero che benessere e civiltà richiedono ai nostri occhi un impegno sempre maggiore, ne consegue che la vera optometria non puo’ esaurirsi nella mera risoluzione di questi semplici problemi.
Molto spesso si parla di optometria e tutti desiderano che essa sia sviluppata in seno alla propria categoria, ma si ha l’impressione che queste categorie stiano cercando di ottenere qualcosa della quale conoscono solo la macrostruttura, ignorando quella che invece è la vera essenza, che la classifica e la definisce.
E’ cosa lecita e giusta reclamare e rivendicare per sé ciò per cui abbiamo studiato, ci siamo adeguatamente preparati e siamo in grado di trattare in maniera non superficiale o semplicemente empirica. E’ proprio dall’empirismo che nascono i contrasti tra le categorie, le quali credono che l’optometria si possa ridurre alla prescrizione delle lenti correttrici, a mettere nel giusto equilibrio l’azione dei due occhi per ciò che riguarda l’accomodazione, le vergenze e le lateroversioni. Tutto ciò apparirebbe assai riduttivo a chi dovesse assegnare l’optometria all’una o all’altra categoria.
In teoria l’ottico non dovrebbe conoscere la farmacodinamica di un collirio e l’oculista non dovrebbe conoscere la dinamica ottica di una correzione o, almeno, non dovrebbe conoscere a fondo gli effetti che quella correzione produce sulla visione, anche perchè le curve, gli spessori, gli indici di rifrazione, la distanza dagli occhi, l’inclinazione davanti agli occhi, ecc., delle lenti, non è compito dell’oculista deciderli, ma almeno sino ad ora, è compito che spetta all’ottico.
Usualmente l’oculista si limita a rilevare gli effetti macro-ottici quando mette le lenti davanti agli occhi del paziente durante le prove, ed è dimostrato che quelle lenti non potranno mai essere uguali a quelle che formeranno l’occhiale definitivo.
Ma i parametri che abbiamo citato sono quelli che alterano le componenti spettrali dei fasci di radiazioni che arrivano sull’occhio, e quindi alterano anche le componenti che fanno parte del pacchetto dell’informazione per la realizzazione visiva.
Assumendolo come causa-effetto, questo equivale a vedere in modo diverso. Meglio? Peggio? Sicuramente diverso! Quindi, l’alterazione è certa.
A questo punto sorge la domanda: gli effetti micro-ottici di questa prescrizione, chi li risolve?
Nella vita moderna, l’informazione cromatica, ha acquistato un peso sempre maggiore: per lavoro grafico al computer, cartellonistica stradale, guida di veicoli veloci, risultati sportivi dipendenti dalla visione, visione in microgravità, oggettistica, nella scuola, ecc.
Chi è che possiede esperienza e adeguate conoscenze riguardo a questo aspetto della visione?
La cosa che più mi fa pensare è che se la prescrizione dovesse riportare tutti i parametri che richiede l’approntamento di una giusta correzione, lo specialista (ammesso che abbia sacrificato un bel po’ di tempo alla parte medico-chirurgica per imparare a farlo) dovrebbe passare più tempo a calcolare questi parametri che ad effettuare la visita al paziente.
Ed ecco l’importanza dell’esperto ad hoc rappresentato dall’optometrista, non solo rifrazionista.
Dando spazio al suo lavoro si potrebbe risparmiare tempo ed avere nel contempo la sicurezza che la prescrizione otterrà il miglior risultato possibile.
E’ stato spesso detto che molte malattie dell’occhio vengono scoperte durante una visita per la prescrizione di lenti, e quindi è bene che detta prescrizione sia fatta dall’oculista anziché dall’optometrista, poiché quest’ultimo potrebbe non essere in grado di rivelarle.
Ebbene, credo che potremmo proporre una soluzione che accontenti tutti gli interessati, ovvero: imponiamo una normativa secondo la quale, qualora l’optometrista, esaminato un paziente con i mezzi messi legalmente a sua disposizione e posto nella condizione di poter accertare eventuali malattie oculari, si renda responsabile del mancato accertamento e individuazione delle stesse e quindi del mancato invio all’oculista, per i provvedimenti del caso, egli sia civilmente e penalmente perseguibile a norma di legge.
Automaticamente, tutti coloro che si fanno chiamare optometristi ma non lo sono di fatto, pagheranno per le loro carenze.
E credo, a questo punto, saranno i primi a rinunciare a voler fare gli optometristi.

Fonte Luce e Immagini, a cura del Prof. Sergio Villani

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