Lenti che tagliano il Blu (Parte 2 di 4)

Per quanto riguarda l’acuità visiva, non si sono trovate differenze ponendo davanti agli occhi vetri gialli, marroni o arancioni, rispetto al caso di un filtro neutro di densità equivalente.
Recentemente sono stati eseguiti degli studi sulla sensibilità al contrasto misurando il tempo di reazione presentando reticoli di frequenza spaziale inferiore a 10 cicli per grado (di angolo visuale) e contrasto inferiore al 50%. E’ stato concluso che i tempi di risposta sono più brevi quando davanti agli occhi si pongono vetri marroni o gialli, che non quando si usano filtri neutri di densità ottica equivalente. Ma questa differenza, cessa di esistere quando si usano contrasti più elevati del 50% o frequenze superiori a 10 cicli per grado. Questo è in accordo con il fatto che l’acuità visiva è indipendente dal colore del vetro, dato che nei test di acuità visiva il contrasto è molto elevato.
Tuttavia, nella letteratura si trovano, da sempre, opinioni contrastanti sui vantaggi derivanti dall’uso degli occhiali gialli.
Una controversia analoga riguarda la stereoacuità . Sotto certi aspetti possono essere ripetute, a questo riguardo, le considerazioni precedenti. Ma il problema resta aperto, salvo il caso in cui le lenti marroni o arancioni abbassano talmente il livello luminoso, da portare nel regime basso-mesopico, o addirittura scotopico, laddove la stereo-acuità è ovviamente alterata.
Allo scopo di chiarire meglio quanto sopra è stata eseguita una ricerca approfondita, usando lenti che tagliano il blu con una densità ottica equivalente di 0,76 (e quindi una trasmittanza del 17,4%).
La sensibilità al contrasto è stata determinata usando come mire dei reticoli sinusoidali di varia frequenza ed ampiezza di modulazione di un livello medio di 75 cd/m2, generati su di un monitor
a fosforo (P4). La stereoacuità è stata determinata con il dispositivo di Howard Dolman. La visione dei colori è stata esaminata tramite il Test dei 100 Toni di Farnsworth-Munsell. I risultati in parte confermano, in parte contraddicono le conclusioni raggiunte dalle precedenti ricerche.
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a cura del Prof. Sergio Villani