Le difficoltà di riproduzione del colore della pelle (Parte 1).

Il colore sulla pelle part.1  La diffidenza verso la “riproduzione” e la coscienza dei limiti della sua “fedeltà” sono racchiusi, per esempio, nella domanda che viene generalmente rivolta a chi ha l’opportunità di incontrare,diciamo, un personaggio televisivo: E’ meglio o peggio, visto di persona?

 

E’ noto, d’altra parte, che non tutti gli individui usano lo stesso “metro” nel valutare la degradazione di una immagine. Come note Wright (The Rays are not Coloured – A.Hiler, Bristol 1967), in una famiglia, davanti ad uno schermo televisivo, c’è sempre chi infastidisce gli altri, cercando l’immagine “ottimale” dal suo punto di vista.

Wright ricorda le discussioni che hanno avuto luogo alla BBC, al tempo che precedette la commercializzazione della Televisione a colori, quando ci si domandava se era più critica la messa apunto di un’immagine in bianco e nero o di quella a colori.

 

Prescindendo da questo, Wright commenta il fatto che sua moglie esclama “come si vedono bene le immagini su questo televisore” quasi sempre quando compare il primo piano di una faccia.

Certamente, qualcosa si perde, nella trasmissione, ma la quantità di dettagli necessari per una buona resa del colore rientra nella capacità di un sistema televisivo, di modo che la definizione dell’immagine può apparire “perfetta” tenendo conto delle dimensioni di uno schermo televisivo per uso domestico. Non dobbiamo d’altra parte dimenticare che, secondo una teoria recente (con riferimento all’epoca in cui Wright scriveva quel libro), intervengono dei meccanismi di “sharpening”, dovuti all’azione di meccanismi di natura nervosa, evidenziati dall’elettrofisiologia. Naturalmente, se uno si avvicina “troppo” allo schermo televisivo, l’immagine appare di qualità più scadente (facendo riferimento, naturalmente, al potere risolutivo dell’occhio) di modo che i meccanismi di “sharpening” divengono inefficaci. Analogamente, quando si ha a che fare con una scena complessa, con troppi dettagli rispetto alla capacità (di trasmettere informazione) del sistema televisivo, i meccanismi visivi non possono intervenire, per migliorare la situazione. L’optimum, allora, si ha quando la “capacità” del sistema televisivo viene eguagliata quella del sistema visivo. Ma il problema della quantificazione del contenuto di informazione convogliato dal “messaggio” trasmesso da un’opera d’arte è ancora aperto.

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