LA COMPUTERIZZAZIONE DELLA COLORIMETRIA (Parte 2 di 2).
Per procedere nella colorimetria computerizzata, come primo passo occorre conoscere i coefficienti di assorbimento e di scatter dei coloranti e dei materiali dyeing. Questi dati sono, in sostanza, i fattori che compaiono nella legge di Lambert-Beer e nelle equazioni di Kubelka-Munk. In breve, si deve procedere alla cosidetta “calibrazione” dei materiali.
Si passa quindi al calcolo della “prima ricetta”, dopo aver immagazzinato nel computer la curva di riflettanza spettrale del campione in esame misurata in diverse condizioni: per un mezzo opaco, per un mezzo trasparente, per campioni translucidi, per stampe su carta, ecc. Nel caso di campioni con gloss elevato, occorre un programma che consenta di eseguire la misura sia tenendo conto del gloss, sia senza tenerne conto.
D’altra parte, nel computer sono immagazzinati i dati concernenti i vari coloranti con i quali il campione può essere eguagliato, applicati su materiali diversi (pittura, plastica, fibra, tela) e le condizioni di dyeing. La scelta di quanto sopra non è automatica, ma è stabilita dall’uomo, in base alla sua esperienza. Un individuo esperto sa subito individuare, diciamo, dieci coloranti appropriati che, tuttavia, il computer tratta, per esempio, in due minuti, quando si considerano sedici valori nella riflettanza. Se il risultato con dieci coloranti non è soddisfacente, se ne aumenta il numero e si ripete il calcolo, sino a che non siamo in grado di formulare la “ricetta” di un colore che abbia le stesse componenti tricromatiche (tristimulus values)del campione in esame.
I dati suddetti sono sufficienti, per il computer, per calcolare la “ricetta” di un colore con le stesse componenti tricromatiche del campione da eguagliare, per una data combinazione illuminante-osservatore, entro una certa tolleranza (generalmente 0,1).
Dunque, il calcolo inizia con una stima di concentrazioni che servono per calcolare le componenti tricromatiche. Poi, le concentrazioni si cambiano e si vede come variano le componenti tricromatiche, al variare della concentrazione. Questo serve di guida per la successiva modifica delle concentrazioni, sino al raggiungimento dell’eguagliamento finale fra campione in esame e colore fornito dalla ricetta.
Come abbiamo sopra accennato, l’eguagliamento in questione si riferisce ad un certo illuminante. Ma certi programmi ci consentono anche di calcolare gli indici di metamerismo per altri illuminanti (a parità di osservatore). Durante il corso del calcolo, si può osservare anche il costo dell’eguagliamento, se sono stati immagazzinati i costi dei coloranti. Il procedimento si può pertanto arrestare quando si raggiunge il costo limite che ci si può permettere (e questo può influire sul maggiore o minore grado di metamerismo che viene accettato).
Articolo correlato: LA COMPUTERIZZAZIONE DELLA COLORIMETRIA (Parte 1 di 2).
Colorimetria prof. Sergio Villani.