L’occhio rosso: un sintomo da non sottovalutare.

L’occhio rosso molto spesso è segno sintomatico di numerose patologie che interessano le diverse componenti della superficie oculare come la congiuntiva, la cornea e l’apparato lacrimale mentre alterazioni qualitative o quantitative del film lacrimale (causa dell’occhio secco” possono essere causate da condizioni fisiologiche come l’età e la menopausa, o patologiche come i disequilibri ormonali, il diabete e tutte le malattie reumatiche.
Tra le cause dell’arrossamento, secondo uno studio epidemiologico europeo condotto su quasi 80mila pazienti di cui 49mila valutati da oculisti, la causa più frequente (43%) dell’arrossamento è una congiuntivite allergica, seguita da una congiuntivite batterica (33%) e dall’occhio secco (21%). L’occhio rosso produce un senso di fastidio: i vasi sanguigni congiuntiveli, ispessiti a causa della reazione creano una ruvidità della congiuntiva stessa e nel loro continuo movimento di ammiccamento le palpebre sentono questa irregolarità come un corpo estraneo.
Per ovviare al fastidio causato da questo fenomeno spesso si ricorre all’uso di colliri e liquidi oculari che usati senza indicazione medica possono danneggiare gravemente gli occhi,. Su questa interessante tematica “Occhio rosso? Attenzione alle cure fai da te” si svolgerà a Fermo un Congresso Internazionale (21- 22 settembre p.v.), i cui contenuti sono stati illustrati questa mattina a Roma, nel corso del quale i medici oculisti avvertiranno che colliri e liquidi oculari sbagliati possono danneggiare seriamente gli occhi.
Ogni anno in Italia si vendono 17 milioni di colliri ma di questi solo 6 milioni sono prescritti da uno specialista: per tale motivo gli specialisti dichiarano che il 10% delle persone che usa abitualmente colliri fai da te è a rischio,
“Gli italiani acquistano con estrema facilità le lacrime artificiali, alcuni pazienti usano il collirio anche 60 volte al giorno – ha affermato il prof. Stefano Bonini, direttore della Clinica Oculistica del Campus Biomedico di Roma – ma non ottengono più risultati nonostante le numerose somministrazioni. Una percentuale molto alta di questi pazienti presenta lacerazioni sulla cornea e a questo punto la situazione è compromessa. I colliri contengono conservanti – continua Bonini – e queste sostanze sono irritanti per cui il loro uso per lunghi periodi può compromettere i tessuti oculari. E’ chiaro che il problema non esiste per chi una tantum ricorre ad un collirio qualsiasi, ma se l’occhio continua ad essere arrossato è veramente importante rivolgersi all’oculista”.
Anche il prof. Giovanni Calabria , direttore della Clinica Oculistica dell’Università di Genova, ha sottolineato come l’utilizzo di liquidi lacrimali non appropriati vada a lungo andare ad alterare il film lacrimale (il liquido che ricopre la palpebra e la cornea e che funge da barriera protettiva contro gli agenti batterici esterni). La diagnosi effettuata dall’oculista può evitare questi danni poiché solo lo specialista può ricondurre il sintomo alla patologia ed evitare il peggioramento del quadro clinico del paziente.
La crescente attenzione della scienza verso un approccio più sistematico alla diagnosi dell’occhio secco, l’introduzione di metodiche sempre più innovative quali la citologia ad impressione e l’immoistochimica hanno prodotto la genesi di una filosofia di trattamento che in ambiente oftalmologico viene chiamata “Integrazione lacrimale specializzata” – ha affermato il prof. Alfonso Giovannini Direttore dell’Istituto di Scienze Oftalmologiche dell’Università di Ancona – I primi trattamenti dell’occhio secco erano focalizzati a curare le ultime fasi della patologia, in parte perché sono più facili da individuare in parte perché non vi era una vera e propria consapevolezza di tutti i meccanismi “trigger” implicati nel “dry eye”. Oggi la storia cambia il suo corso”.
Fonte: Salute Europa del 20/09/06