DIVERGENZA E CONVERGENZA.
Per vedere singola l’immagine di un oggetto vicino, i retti interni devono contrarsi e i due occhi ruotare all’interno verso un oggetto la cui immagine si forma sulle due macule allo stesso tempo; se per vari motivi la convergenza non è effettuabile regolarmente, l’oggetto osservato è visto doppio, oppure il cervello esclude l’immagine di uno dei due occhi (ovviamente quello che non ha effettuato la convergenza), sopprimendola mentalmente.
Tra le azioni che si svolgono tra le coppie muscolari, la convergenza è senz’altro la più importante.
La funzione dei due retti interni, quando lavorano appaiati, è quella di ottenere una convergenza che porti alla fusione delle immagini, specie a distanza ravvicinata.
Durante l’azione dei retti interni, i due esterni lavorano anche essi appaiati, controllando l’azione dei primi due e regolandole, in modo da impedire un eventuale eccesso di convergenza.
Gli occhi non possono essere ruotati all’esterno, oltre il loro parallelismo, in modo simultaneo per mezzo dei due retti esterni; cosicché la divergenza volontaria è impossibile. Per quanto la divergenza sia una cosa anomale, sotto lo stimolo, o desiderio, della fusione, essa può essere esercitata per tre o quattro diottrie prismatiche con ciascun occhio.
Per ottenere simili immagini adatte alla fusione in divergenza si usano speciali strumenti come: il sinottoforo, lo stereoscopio regolabile sull’ orizzontale, la stecca a prismi e i prismi sciolti posti d’avanti agli occhi con base interna, ecc.
Benché, come già detto gli occhi non possono divergere con azione volontaria dei retti esterni, quando tutta la muscolatura estrinseca è rilassata (occhi chiusi nel sonno) gli assi visuali risultano quasi sempre divergenti. Anche in considerazione di questo, il termine “muscolatura a riposo”, acquista un diverso significato quando gli occhi sono aperti o chiusi.
Una cosa deve essere presa in considerazione negli esami della muscolatura estrinseca è la caratteristica che hanno gli occhi nella convergenza; infatti questa avviene in modo più facile, quando gli assi visuali sono rivolti verso il basso, subduzione, mentre la difficoltà aumenta e poi diviene disturbante quando si tenta di ottenere la stessa convergenza con gli assi visivi verso l’alto. Questo fatto sembra trovare la sua spiegazione nell’abitudine che ogni individuo ha, di guardare generalmente anche in basso quando converge; questo perché, ogni teoria di impulsi applicabile ai retti inferiori è applicabile anche ai retti superiori.
Da Optometria e oftalmologia del prof. Sergio Villani