Convergenza e Recupero Fusionale.

Informazioni sulla Motilità oculare La convergenza fusionale e la sua ampiezza è, tra tutti tipi di vergenze fusionali, la più importante essendo di entità più elevata di tutte le altre e, in condizioni ordinarie di visione, la più necessaria.

L’ampiezza di questo tipo di convergenza varia notevolmente nell’individuo normale nel quale si possono riscontrare valori che possono andare da 5 a 15 gradi; a uno qualunque di questi valori si può avere lo sfuocamento delle immagini. Una volta misurata la massima convergenza in condizioni fusionali, cioè fino allo sfuocamento delle immagini, è opportuna conoscere a quanti gradi si ha il recupero della fusione; quindi, tornando indietro in modo che l’angolo formato dalle mire diminuisca sempre più, si avrà ad un certo momento il ripristino della fusione, cioè da visione sfuocata si tornerà ad avere visione nitida; basterà allora leggere di quanti gradi sono convergenti gli assi visuali, e questo valore sarà quello di recupero della convergenza fusionale.

Mentre si effettuano le misure di convergenza fusionale, si manifestano altri due fenomeni soggettivi: durante il movimento di convergenza e di fusione delle mire presentate, ad un certo momento si nota che l’immagine fusa è percepita più piccola e più sfuocata; con l’aumentare dell’angolo di convergenza il fenomeno si accentua sempre di più.

L’osservazione iniziale di questi fatti serve per determinare il punto di “Sfuocamento” e di “rimpiccolimento”.

Lo sfuocamento si verifica quando l’accomodazione non è più inattiva, cioè quando viene ad associarsi il sinergismo tra convergenza a accomodazione.

Il Fenomeno del rimpicciolimento delle immagini è sicuramente analogo a quello della micropsia evidenziabile nei casi di paresi dell’accomodazione con il meccanismo legato all’invariabilità reale delle mire che durante la convergenza la nostra psiche immagini più vicine e quindi più grandi, ma essendo esse sempre della stessa dimensione sono viste e considerate più piccole.

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