COLORIMETRIA: Strumenti di misura.

Classicamente, sono stati elaborati dei metodi per la misura della cromaticità di una sorgente.
Detti metodi, notoriamente, sono basati o sul calcolo, partendo dalla spettroradiometria, o direttamente, tramite i colorimetri, basati sulle cosidette funzioni colorimetriche o, infine, sono basati su paragoni di temperatura di colore.
Ricordiamo brevemente che la distribuzione spettrale della potenza emessa da una sorgente contiene l’informazione necessaria per determinare la cromaticità, la temperatura di colore e l’indice di resa di colore della sorgente in esame. Dopo la misura spettroradiometrica propriamente detta, si procede chiamando in causa le funzioni colorimetriche dell’osservatore standard CIE 1931 e 1964, e si eseguono dei calcoli, essendo il computer connesso direttamente all’uscita dello spettroradiometro. I moderni spettroradiometri hanno la precisione sufficiente per definire gli standard.
Riguardo ai colorimetri, ricordiamo che si possono suddividere in due grandi gruppi: quelli visuali e quelli fotoelettrici.
I primi si basano sulla straordinaria capacità che ha il nostro sistema visivo di stabilire quando due stimoli sono eguali o sono appena diversi fra loro. Essi sono basati sulle componenti tricromatiche, e ci consentono di determinare le proporzioni delle tre primarie che, convertite nei valori delle componenti colorimetriche CIE, ci conducono alle coordinate tricromatiche della sorgente in esame.
L’operatore che usa il colorimetro visuale deve possedere visione dei colori normale ed essere altamente motivato. Le sorgenti da paragonare devono essere collocate l’una accanto all’altra, e devono essere contornate da altre sorgenti dello stesso tipo, creando un insieme di luminanza praticamente uniforme. Lo sfondo, a sua volta, non deve essere selettivo, ma grigiastro.
E’ raccomandabile combinare le osservazioni con i dati colorimetrici. Due sorgenti con diversa composizione spettrale, infatti, possono avere lo stesso aspetto per un osservatore (normale), ma non per un altro (anch’esso normale). Inoltre, i dati colorimetrici per la sorgente considerata ci possono indicare un’eguaglianza, esatta quanto vogliamo, ma che non è accettata da un particolare osservatore, sia pure normale, e così via.
I colorimetri fotoelettrici (ne esistono in commercio alcuni usati per la misura delle sorgenti fluorescenti) producono risposte elettriche a segnali di diversa lunghezza d’onda. Queste risposte sono proporzionali ai valori X, Y, Z del sistema CIE ottenuti con il calcolo. L’uso di questi strumenti richiede particolari precauzioni. E’ molto noto il colorimetro di Barnes, per il quale, paragonando dati ottenuti con esemplari diversi, in diversi laboratori la precisione è di 0,003 per la x e 0,002 per la y.
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