Breve storia della determinazione della forma della cornea. 9/9

Storia della cornea 9 

Westheiner (1965) descrive un metodo di misura della curvatura della cornea basato sulla scansione di un fascio, tramite la rotazione di un cubo di leucite. Il tempo che intercorre fra le due lettere successive registrate fotograficamente su uno schermo oscilloscopio sono funzioni del raggio della curvatura nella zona considerata. Ludlam e Witteberg (1966) paragonano tutti i metodi sino ad allora proposti per la misura della curvatura corneale e riassumono la situazione in quattro punti:

-la superficie corneale è convessa e asferica;

-la superficie è continua, di modo che l’espressione matematica della tangente è anch’essa continua;

-la curvatura, massima nel vertice, tende a diminuire verso la periferia, fino alle aree pre-limbari;

-l’intersezione della cornea e della sclera non è circolare.

Paragonando le tecniche basate e quelle non basate sulla riflessione, si conclude che la fotocheratoscopia è il metodo che presenta meno errori.

Concludono, infine, esaminando le premesse teoriche per l’acquisizione ed analisi dei dati foto-cherato-scopici.

Millodot (1969) sostiene che la cornea è sferica su una zona di 4 mm di diametro. Al di fuori di questa regione, la cornea si appiattisce verso la periferia, riducendo l’aberrazione asferica dell’occhio. Quando si applica una lente a contatto, si sostituisce la superficie anteriore della cornea con la lente stessa, aumentando così in maniera significativa l’aberrazione sferica.

Paragonando l’effetto degli occhiali e delle lenti a contatto, si propongono, per queste ultime, delle superfici asferiche.

El Hage (1970-1972) propone una versione modificata del foto-cheratoscopio, dove, usando una sequenza di anelli diffondenti, il tempo di presentazione viene limitato a 0,01 sec., ottenendo un’ottima precisione.

Lotmar (1971) propone un modello dell’occhio in cui la superficie anteriore della cornea è costituita

da superfici asferiche con simmetria di rotazione, il tutto rappresentato da un polinomio del sesto ordine. In particolare, si considera il ruolo della cornea sull’astigmatismo dei fasci obliqui.

Lotmar e Lotmar (1974) propongono un modello di occhio dove l’appiattimento corneale periferico

è previsto in modo da consentire un appropriato valore dell’intervallo di Sturm per la periferia.

Millodot e Lamont (1974) considerano l’effetto di una lente a contatto sferica e trovano che essa non altera l’astigmatismo periferico.

 

CONCLUSIONE

 

Terminiamo qui questa revisione storica a volo di uccello. La cornea ha dato da fare e pensare per più di due secoli e verso la metà degli anni settanta molti sono ancora i problemi aperti.

La storia più recente si può dedurre dalle citazioni riportate nel paragrafo B-1. Come considerazione

finale di questa revisione storica non possiamo far altro che rendersi conto di quanto sia difficile comprendere come è fatta la cornea e giustificare il ruolo della sua complessità nell’immagine di tutto l’occhio.

Fonte Luce e Immagini, a cura del Prof. Sergio Villani e Prof. Luigi Santalucia.
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