Breve storia della determinazione della forma della cornea. 8/9

Reynolds (1959) studia il profilo corneale usando un cheratoscopio ed affidando ad un computer l’elaborazione dei dati prelevati dalle immagini fotografiche. Ne risulta un quadro completo. In particolare, la temperatura della cornea e l’ora del giorno risultano influire più sulla curvatura della zona periferica che non su quella della zona centrale.
Un nuovo metodo di esame topografico della cornea è stato proposto da Bonnet e Crocet (1960).
Si tratta di una modifica dell’oftalmometro Zeiss, che consente la misura su una vasta area della cornea, e che include un originale sistema di sdoppiamento.
Fry (1961) considera la cornea come una superficie conica, con una parte centrale toroidale o sferica.
Si moltiplicano intanto le proposte di varianti nella strumentazione.
Grovenor (1961) propone una modifica dei cheratometri esistenti ed esegue studi di popolazione su vasta scala. Risulta, in media:
-un diametro della zona ottica di 5mm;
-un decentramento della zona ottica di 0,5mm dalla parte della tempia e nullo verticalmente;
-un appiattimento generale di 4 D (da 1,5 a 7 D)superiormente da 2 a 7 D inferiormente.
Knoll (1961) modifica il cheratoscopio usando come oggetto una superficie cilindrica, con una serie
di undici anelli. La precisione delle misure è di +0,2mm. Gli occhi esaminati vengono suddivisi in quattro gruppi, a seconda della simmetria e della velocità di appiattimento periferico. Solo poche cornee risultano di forma torica.
Noto (1961), utilizzando l’oftalmometria periferica con fissazione variabile, dimostra che la forma della cornea è elloissoidica.
Westheimer (1961) dimostra che l’applicazione di una lente a contatto, capace di correggere le aberrazioni dell’occhio, richiede una conoscenza approfondita della cornea.
Bonnet e Cochet (1962) perfezionano il metodo stereo-fotogrammetrico.
Jay (1962) dimostra che l’appiattimento della cornea si combina in modo complesso nella pupilla quando il suo diametro supera un certo valore.
Fincham (1961) propone una modifica della tecnica di Drysdale basata su un sistema di collimazione.
Francis (1962) sostiene che la forma della porzione centrale della cornea, di 3mm, è sferica.
Mandell (1962), teorizzando sulla ricostruzione della forma della cornea, partendo dai dati raccolti in un certo numero di punti, è a favore dell’ellissoide.
Stone (1962) esamina le limitazioni ei metodi che vengono correntemente adottai per la misura della curvatura corneale. Per esempio, una corda di 7,55 mm è necessaria per misurare un raggio di 7,5 mm, con una precisione di +1 mm.
Jenkins (1963) discute le aberrazioni della cornea e di tutto l’occhio, ammettendo che la cornea sia sferica e considerando pupille di vario diametro. In particolare, egli considera l’aberrazione sferica ed il “falso astigmatismo” e considera anche il ruolo della superficie posteriore della cornea stessa.
Bennet (1964) propone una misura diretta del raggio di curvatura della cornea, usando una versione modificata del metodo di Drysdale e riduce il numero delle “letture” facendo due operazioni simultaneamente. Quindi, egli si occupa degli occhi afachici portatori di lenti a contatto o con lenti oftalmiche, considerando l’aberrazione sferica per diverse aperture pupillari.
Fonte Luce e Immagini, a cura del Prof. Sergio Villani e Prof. Luigi Santalucia.
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