Breve storia della determinazione della forma della cornea. 7/9

Storia della cornea 6

 

Tornando alla determinazione della forma della cornea, Lenoble (1952) fotografava le immagini riflesse di svariati punti luminosi e deduceva quindi la posizione della linea meridiana.

Nel 1953, Dudragne eseguì misure su scala vastissima (10,000 occhi normali ed 871 afachici, che presentavano un astigmatismo post-operatorio di 2,5 diottrie). Concluse che la cornea non è né un ellissoide di rivoluzione né un limbus, le deviazioni possono anche raggiungere 30 diottrie.

Fincham (1953) perfezionava il fotocheratoscopio, denominandolo riflettografo, riuscendo a fotografare anche un’area corneale di 7 mm. Ivanoff (1953) propose un modello di occhio con una cornea sferica attorno al suo polo anteriore.

Lenoble e Salomon (1953) determinavano la forma della cornea con un’integrazione grafica degli elementi forniti dalle immagini di lampade ad incandescenza, situate su un arco di cerchio centrato sulla cornea, orientabile nei vari meridiani.

Rzymowsky (1954) fece il punto sulla situazione in fatto di stereofotografia e stereofotogrammetria della cornea.

Bier (1956) asseriva che la zona ottica (optic cap) della cornea si estende da 4 a 6 mm ed è circondata da una depressione negativa, fiancheggiata da una zona ancora più periferica e piatta che, paragonata con quella centrale e paracentrale, si può considerare avente potenza (relativamente) negativa.

Intanto, le lenti a contatto cominciano a diffondersi su vasta scala. Bier (1956-1957) fa il punto sulla situazione: la cornea ha una zona ottica, da 4 a 6 mm, un po’ decentrata nasalmente e verso l’alto (e non temporalmente e verso il basso come alcuni sostenevano), circondata da una depressione negativa che, nella zona ancora più periferica, assume una curvatura positiva (che però è sempre negativa se la si paragona con la zona centrale). Inoltre, si ha un appiattimento generale di tutta la metà nasale, specialmente nel quadrante inferiore.

Nordensen (1956) descrive la cornea come una catenaria asimmetrica, con periferia involuta, mentre Mandell (1959) la descrive come un’iperbole.

Knoll, Stnson e Weeks (1957) migliorano il disco che viene riflesso dalla cornea e per poter aumentare l’area di cornea esaminata, usano un’apertura f/11, producendo così un aumento di profondità di campo rispetto ai metodi precedenti. Dall’esame di un gran numero di occhi, viene concluso che la zona ottica si può effettivamente paragonare ad una sfera. Intanto, Sosby, Benjamin e Sheridan (1957) confermano la sfericità su 3 mm di larghezza.

Usando il cheratometro Bausch e Lomb, May (1957) misura l’appiattimento della cornea periferica.

Facendo la media fra porzione nasale e porzione temporale, egli conclude che l’appiattimento comporta una variazione di potenza di 0,18 D a 1,17 mm dal centro corneale, e di 3,5 D a 5,7 mm.

Mentre Bayshire (1959) migliora il cheratometro, introducendo due punti di fissazione ausiliari, Bonnet (1959) teorizza sulla topografia corneale ottenuta con i metodi stereo-fotogrammatici e sull’interpretazione degli stereogrammi. Egli sostiene che la precisione della determinazione del raggio di curvatura, in un punto è del 4/1000. L’appiattimento periferico viene descritto da una funzione lineare della distanza dal polo.

Evershed-Martin (1959) sostiene che l’appiattimento periferico attorno alla zona ottica non è stato ancora dimostrato in maniera convincente (come invece è il caso dell’astigmatismo corneale). Moss (1959), invece è a favore dell’esistenza dell’appiattimento attorno alla zona ottica, in accordo con Bier.

Fonte Luce e Immagini, a cura del Prof. Sergio Villani e Prof. Luigi Santalucia.
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