Breve storia della determinazione della forma della cornea. 6/9

Storia della cornea 5

 

Nel 1929, Dekking, modificava il fotocheratoscopio usando una superficie cilindrica il cui asse passava per il centro di curvatura e coincideva con l’asse ottico dell’obbiettivo fotografico.

Scegliendo opportunamente l’asse del cilindro, si poteva eliminare l’interferenza con le ciglia e con il naso.

Amsler (1930) descrisse un elegante dispositivo, costituito da un disco di placido trasparente, illuminato da una lampada ad incandescenza, accoppiata ad una camera fotografica.

In questo modo, riusciva a studiare una zona di cornea più ampia che non con gli apparecchi precedenti.

Nel cheratografo di Dekking (1930) venivano minimizzate le aberrazioni dell’immagine riflessa dalla cornea, e in particolare, la curvatura di campo pur riuscendo a formare un’immagine con la luce riflessa da tutta la cornea. Venivano impiegati anelli cilindrici di grandezza costante, con i centri sull’asse della camera e situati a diverse distanze dalla cornea stessa.

I matematici erano al lavoro, per trovare un’equazione che descrivesse la forma della cornea (es. Berg 1931), mentre svariati autori tentavano la misura dello spessore corneale.

Secondo Koby (1933), che usava la lampada a fessura, è di 0,58 mm; Sobansky (1934), usando lo stesso metodo, trovò una variazione fra 0,40 e 0,67. Tron (1934) usava l’oftalmofacometro, considerando sferica la porzione centrale della cornea. Alcuni autori, intanto, perfezionavano il fotocheratoscopio di Gullstrand. Amsler (1938) e Streiff (1938) introducevano un vetro opalino retro-illuminato. Kokott (1938), usando un oggetto piano, introdusse la camera stereoscopica, riuscendo così a vedere la cornea in 3D.

Le Grand (1946) presentò un quadro di tutti gli studi riguardanti la cornea e più in generale la diottrica oculare. In particolare, considerò l’astigmatismo corneale (assente solo nel 10% degli occhi normali)che, nella maggior parte degli occhi è contro-regola e che nei giovani, varia 0,50 a 0,75 diottrie (ed è attribuibile alla pressione esercitata dalle palpebre sulla cornea). Hartridge (1950) considerava possibile che le aberrazioni della cornea fossero compensate da quelli (inverse) del cristallino.

Fonte Luce e Immagini, a cura del Prof. Sergio Villani e Prof. Luigi Santalucia.
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