Lo sai come nasce un occhiale?
La creatività non manca, l’ingegno nemmeno. Sulla nostra scrivania (per meglio dire sul nostro computer) arrivano ogni giorno segnalazioni di prodotti, occhiali, nuove collezioni, finiture e materiali più che degni di nota. Quello che spesso vedo è invece l’appiattimento nel campo della comunicazione e dell’immagine.
Nella pubblicità siamo sommersi da facce in primo piano che ci guardano, con uno sguardo a volte fisso, attraverso le lenti degli occhiali che indossano. Nei comunicati stampa o affoghiamo in un gorgo di parole, inglesismi rubati al gergo della moda, roboanti affermazioni di unicità senza prove, o dobbiamo cercare di descrivere un prodotto basandoci su una specie di telegramma che ci dice “nome collezione, nome modello, colori, calibri, punto”.
Eppure ogni occhiale, collezione, accessorio è nato dalla storia dell’azienda che lo ha prodotto, da un’idea, da una necessità espressa dal mercato e dai clienti, da una sensazione, uno stato d’animo, una tendenza captata dalle speciali antenne di creativi e stilisti.
Pochi sanno raccontarci la genesi e lo sviluppo dei loro prodotti dandoci gli spunti giusti per poi trasmetterli al meglio ai nostri lettori. Che poi sono color che li venderanno agli utenti finali, i quali a loro volta forse sarebbero più coinvolti dal prodotto se sapessero come e perché è nato e li indosserebbero con maggior orgoglio. Non raccontatemi che il materiale del momento, l’ultimo grido, è l’acetato di cellulosa. Non è questa la novità: Nuovo è forse invece il ritorno alla cura del particolare, alla ricerca di capacità quasi artigianale, ad una eleganza discreta, alla reinterpretazione di valori del passato adeguandoli a ciò che siamo oggi. Noi parliamo a operatori del settore che troppe volte dimenticano o, addirittura, non sanno, cosa vuole dire lavorare l’acetato o il metallo, quante lavorazioni, prove, prototipi, ore passate a sperimentare, tutto ciò comporta.
Raccontiamoglielo.
Tratto da Vedere International, Ottobre 2008