L’Ipermetropia associata all’esoforia o all’exoforia, Art. 1/2.
Di solito l’esoforia si associata all’ipermetropia non corretta, a causa della stimolazione eccessiva dei retti interni che accompagna l’eccesso di accomodazione. Nell’ipermetropia, per osservare ad una certa distanza, la convergenza dovrebbe essere minore dell’accomodazione, ma poiché esse sono legate tra di loro, almeno all’inizio si troverà che per osservare un oggetto, mettiamo ad un metro di distanza, la convergenza sarà di un angolo metrico. Se è presente un’ipermetropia di 1,00D (non corretta), lo sforzo di accomodazione dovrà essere di 2,00 D per vedere nitido a quella distanza; perciò, o il sistema adegua quella convergenza a quell’accomodazione, o anche la convergenza dovrà essere di 2 angoli metrici. In questo modo però si dovrebbe avere diplopia e quindi il sistema psicomotorio cercherà di equilibrare l’insieme, o scegliendo una via di mezzo tra lo sfuocamento e lo sdoppiamento dell’immagine, o sopprimendo l’immagine di un occhio, o dissociando lentamente la convergenza dall’accomodazione. Certo è che in tutti questi passaggi il disturbo muscolare può essere notevole e il dolore agli occhi che si propagherà agli annessi vicini, può risultare anche mal sopportabile.
Con l’uso delle lenti che correggono l’ipermetropia questo squilibrio è pressoché eliminato e ci sarà tendenza a riacquistare la condizione originaria normale. Il processo può essere accelerato e felicemente concluso usando lenti più forti dell’ametropia presente, le quali, inibendo più l’accomodazione della convergenza, invertono il processo che aveva determinato l’esoforia.
Da Optometria e Oftalmologia del Prof. Sergio Villani (Volume Uno).
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