Come si deve correggere l’Ipermetropia Art. 3/3

L’uso dei cicloplegici nel rilevare l’ipermetropia è oggi meno usato di una volta, a causa della migliorata conoscenza delle condizioni rifrattive dell’occhio e delle sue intime connessioni con la muscolatura intrinseca ed estrinseca. Il cicloplegico deve essere usato nei giovanissimi quando all’ipermetropia è associata un’esotropia.
L’ipercorrezione così trovata non sarà poi tollerata una volta cessato l’effetto del farmaco, perciò si darà la correzione totale trovata in cicloplegia solo per la visione da vicino e si correggerà l’ipermetropia manifesta per lontano, arrivando a prescrivere delle bifocali anche a bambini di 3-5 anni di età.
Talvolta voler forzare la correzione per lontano, specie nei bambini, porta al rifiuto dell’occhiale e quando ai piccoli pazienti viene imposto di portare tale correzione, essi non fanno altro che guardare al di sopra delle lenti, tanto più che essendo piccoli di statura sono obbligati a guardare cose più in alto del loro piano orizzontale visivo e, anche involontariamente, sono portati a guardare al disopra dei loro occhiali. Ponendo un occhiale che corregge un’ametropia davanti agli occhi del paziente, questi troverà subito un miglioramento visivo e momentaneamente non accuserà altri disturbi; passati però i primi momenti e specie se il paziente è invitato a camminare, i disturbi che egli accuserà saranno vari, tra cui l’apparente movimento delle immagini.
Qualora la correzione risultasse più forte del necessario i disturbi legati a questa conseguenza tenderanno a diminuire col tempo, certo è che conviene dare una correzione giusta all’inizio (cioè non tentare di correggere l’ipermetropia latente) e aumentare la potenza delle lenti man mano che con il loro uso si rende sempre più manifesta l’ipermetropia prima latente.
Da Optometria e Oftalmologia del Prof. Sergio Villani (Volume Uno).
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