La performance visiva nell’attività sportiva 5/14
Altro aspetto della funzione visiva, che negli ultimi anni ha catalizzato l’interesse di molti esperti della visione e non solo in relazione alla prestazione motoria, è la sensibilità al contrasto. Essa rappresenta la capacità di distinguere oggetti con contrasto ridotto ed è in genere espressa in funzione della grandezza spaziale dello stimolo, cosa che produce una curva a campana chiamata funzione di sensibilità al contrasto. Tale curva descrive il filtro visivo dell’uomo; è la sua finestra sul mondo (Maffei e Fiorentini, 1995).
E’ stato individuato che atleti di diversi sport hanno una curva di sensibilità al contrasto migliore dei soggetti di controllo (Hoffman e coll, 1984; Melcher e Lund, 1992; Sceinder e coll, 1992; Laby e coll, 1996). La sensibilità al contrasto è molto rilevante nella valutazione di stimoli in movimento. La percezione del movimento di oggetti è, infatti, tanto migliore quanto maggiore è il loro contrasto o la loro grandezza (Burr e Ross, 1982), per cui soggetti con scarsa sensibiltà al contrasto avranno più difficoltà nel percepire oggetti in movimento. La sensibilità al contrasto è strettamente dipendente dalla qualità della visione binoculare.
Una fusione efficiente delle immagini provenienti dai due occhi produce una serie di vantaggi quali: un leggero aumento dell’acuità visiva (circa mezza linea di un ottotipo a proiezione logaritmica); un incremento nell’estensione dl campo visivo pari a circa il 30%; un incremento della sensibilità al contrasto di circa il 40% e la migliore stereoposi (Griffin e Grisham, 2002). Questi benefici sono estremamente importante per la prestazione sportiva. La stereoposi, ad esempio, è la capacità del sistema visivo di trasformare la leggera differenza di posizione di un oggetto rilevata dai due occhi (disparità retinica), in informazione sulla sua distanza (percezione della profondità).
A cura di Fabrizio Zeri, fonte: P.O. Professional Optometry, Agosto 2008