La performance visiva nell’attività sportiva 3/14

Sport e performance

Le abilità visive che compongono l’input sono molteplici, ma quali sono quelle più importanti al fine dell’azione sportiva?
La funzione visiva di base più indagata in ambito clinico è senza dubbio l’acuità visiva, cioè una soglia di riconoscimento per stimoli fermi ad alto contrasto. Essa è certamente un’abilità molto importante nella vita, ma è in grado di fare la differenza nello sport? In realtà, anche clinicamente, l’acuità visiva è ritenuta un indicatore povero della funzione visiva per varie ragioni. Prima di tutto viene misurata solo parzialmente. Ancora oggi, infatti, siamo condizionati nella misura dell’acuità dalle prime tabelle ottotipiche introdotte da Snellen e diffuse grazie a Donders, che arrivano a misurare un angolo minimo di risoluzione (MAR) di 1′, equivalente a 10/10. Questo MAR, ritenuto per un errore storico (Calossi, 1992) quello minimo che l’occhio umano poteva discriminare (il reale MAR umano può raggiungere valori vicini a 0,5 cioè 30”), ha condizionato da quel momento le abitudini cliniche degli specialisti della visione, radicandosi nella prassi comune. Inoltre, l’acuità visiva di risoluzione potrebbe non essere, nello sport, più importante di altre forme di acuità visiva spaziale, come quella di detezione (grandezza minima di una linea o di un punto che può essere vista su di uno sfondo omogeneo), o quella di localizzazione (minimo disallineamento tra linee che può essere individuato), peraltro molto più sensibili. Se gli atleti abbiano o no un’acuità visiva superiore rispetto ai non atleti, è una questione controversa: per alcuni autori questo è vero (Laby e coll, 1996; Jedrusch e coll, 2006) per altri no (Christenson e Winkelstein, 1988). E’ interessante notare che diversi studi hanno indicato che molti atleti mantengono una discreta performance sportiva anche con AV statica ad alto contrasto ridotta (Erickson, 2007; Gregg, 1987). L’acuità visiva statica rimane comunque un’abilità importante, se non altro come base di abilità visive più articolate, come ad esempio l’acuità visiva dinamica (AVD), che è la capacità di distinguere i dettagli di oggetti in movimento. Quest’abilità è certamente molto utile nello sport, dove le informazioni visive da processare sono raramente ferme. Essa è legata, oltre che all’acuità statica, anche a buone capacità oculomotorie e ad altre funzioni superiori d’integrazione.
Dagli anni ’70, molti studi hanno evidenziato una correlazione tra AVD e performance sportiva, soprattutto in sport con palla come la pallavolo e il basket, o sport in cui si colpiscono o afferrano palline come il baseball o il tennis (Gregg, 1987, Roncagli, 1990).

A cura di Fabrizio Zeri, fonte: P.O. Professional Optometry, Agosto 2008

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