La performance visiva nell’attività sportiva 11/14

visione e sport

Il secondo gruppo di fattori in grado di condizionare la domanda visiva è legato all’atleta:
-in molti sport (quelli di palla, di racchetta, di combattimento, l’atletica, gli acquatici,etc) l’atleta agisce in condizioni dinamiche, cioè mentre è in movimento, con la necessità di mantenere l’equilibrio e con continue interruzioni nella scena visiva. In sport come l’automobilismo e in quelli di precisione (tiro, golf, etc) l’atleta è invece fermo. Ovviamente, sport dinamici richiedono quelle abilità visive che sono in coordinazione con altre modalità sensoriali e motorie;
-in alcuni sport la posizione del corpo dell’atleta è condizionata dalla presenza di un attrezzo (ciclismo, motociclismo, etc), cosa che ha forti ripercussioni da un punto di vista della biomeccanica, che è l’aspetto in questi casi più studiato. Una certa postura può inoltre portare a un affaticamento fisico che può incidere sulla prestazione visiva, ma soprattutto può condizionare l’angolo di sguardo dell’atleta. La posizione di sella, manubrio e pedali, nonché la ricerca di una maggiore espressione di potenza e di una migliore aerodinamicità, impongono la ciclista una posizione che altera il normale profilo della colonna (Zani, 2006). Il tronco viene mantenuto più parallelo possibile al terreno, con un annullamento della lordosi lombari, fino alla inversione della curva. La lordosi cervicale invece aumenterà allo scopo di consentire al ciclista di mantenere una buona visione della strada.
Questa particolare postura cambia in funzione del tipo di specialità praticata; ad esempio è maggiormente ricercata in pista o nella crono, meno nella fuoristrada. Gli effetti della posizione nel ciclismo sulla visione sono diversi (Zeri, 2007): il campo visivo, pur mantenendo la stessa ampiezza, ruota verso il basso; la “posizione primaria di sguardo” viene mantenuta in condizioni di aumento della lordosi cervicale; infine c’è una maggiore necessità di elevazione degli occhi. Soprattutto questo ultimo punto può essere critico perché la posizione di elevazione protratta può generare problemi di motilità oculare e fusionali. Pensiamo al caso limite di una sindrome alfabetica a V, cioè una condizione di deviazione non concomitante in cui l’angolo di deviazione orizzontale verso l’esterno (foria o tropia) aumenta proprio durante movimenti di versione verso l’alto (Griffin e Grisham, 2002).

A cura di Fabrizio Zeri, fonte: P.O. Professional Optometry, Agosto 2008

Condividi questo articolo su:
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Digg
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Segnalo
  • Reddit
  • Google Bookmarks
  • Live
  • MSN Reporter
  • Sphinn
  • StumbleUpon
  • Upnews
  • Twitter
  • Technorati
  • Print
  • email

Leave a Reply