Oculisti: al centro delle nostre cure sempre il paziente

L’oftalmologia si conferma come una delle branche della medicina più in fermento, non solo per la sempre maggiore attenzione che viene dedicata alla prevenzione delle patologie visive a tutte le età (dal bambino all’anziano), ma anche per il numero di prestazioni, le tecnologie innovative, le strumentazioni e i farmaci che consentono ai pazienti di ottenere, con una buona visione, anche un netto miglioramento della qualità della vita. Fatto rilevante, questo, soprattutto se si tiene conto del continuo alzarsi della vita media e del diritto dei più anziani a preservare il più a lungo possibile non solo un buon livello di autosufficienza, ma anche una vita socialmente e culturalmente gratificante.

Per questo, tra le novità più salienti presentate al Convegno Nazionale della Società Oftalmologia Italiana conclusosi nei gironi scorsi a Milano che ha fatto registrare ben 4.850 presenze (un successo senza precedenti) vi sono le innovazioni che rendono metodiche di cura di patologie dell’occhio ancora più vicine alle esigenze dei pazienti, per conseguire risultati di grande precisione, riducendo al minimo il rischio di complicanze.

Grande interesse durante il Convegno Nazionale è stato rivolto ai cosiddetti farmaci intravitreali ossia quelle sostanze in grado di potenziare gli effetti della terapia fotodinamica, il trattamento impiegato per la cura delle patologie della macula, che stando alle stime più recenti interessano oltre l’80% delle persone dai settanta anni in su.

Nelle persone più anziane, il fisiologico processo di invecchiamento che coinvolge, come tutti i tessuti, anche i vasi sanguigni, causa una carenza di ossigeno e nutrimento alla macula, la parte centrale e più sensibile della retina. L’organismo, per ovviare a questa carenza, mette in atto una forma di angiogenesi, cioè la creazione di vasi sanguigni di supporto, che assicurino alla macula ossigeno e sostanze nutritive. Il rischio è che l’occhio sia soggetto a emorragie, che possono danneggiare la capacità visiva più della carenza stessa di nutrimento.

Alla terapia fotodinamica è possibile quindi oggi aggiungere l’azione di farmaci intravitreali capaci di frenare la proliferazione vascolare. Oggi sono disponibili farmaci specifici e senza le complicanze dei “vecchi” cortisonici: promettono infatti risultati ottimistici i cosiddetti “inibitori del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF)”, che limitano il processo di neovascolarizzazione e si iniettano direttamente all’interno del bulbo oculare. Ma altre classi di farmaci saranno presto disponibili. La procedura delle iniezioni, che non sono dolorose e possono essere ripetute più volte fino alla stabilizzazione della patologia, è oggi ancora più sicura grazie all’introduzione di Linee Guida specifiche.

Parlando di patologie della terza età non si può non menzionare la cataratta, che può però colpire anche persone al di sotto dei cinquanta anni o addirittura giovani adulti e bambini. Oggi si ritiene che l’intervento di cataratta sia relativamente semplice, data la velocità di esecuzione e la precisione con cui viene eseguita dagli oftalmologi, ma richiede una tecnologia sofisticata e una assoluta padronanza delle tecniche e degli strumenti. Proprio per limitare il già, seppur minimo, rischio di complicanze e anche per una sicurezza in termini legali che si offre al paziente, non si può prescindere oggi dalla presenza, durante tutto l’intervento, di un anestesista, la cui presenza aumenta il margine di sicurezza e le più elevate garanzie di successo.

Anche se la terapia della cataratta consiste nella rimozione e nella sostituzione del cristallino danneggiato, la metodica continua ad arricchirsi di strumenti sempre più versatili e precisi. Oggi è sempre più in crescita la tendenza a sostituire il cristallino con lenti intraoculari multifocali, in grado di mimare la capacità del cristallino naturale di “messa a fuoco” sia da lontano sia da vicino, permettendo una accomodazione fisiologica e quindi una buona capacità visiva in tutte le situazioni.

Si tratta di un notevole passo avanti, soprattutto se si pensa che fino a qualche tempo fa il paziente doveva “scegliere” tra le opzioni di vedere bene da vicino oppure da lontano ed era quindi obbligato a indossare occhiali correttivi dopo l’intervento. Le lenti più recenti sono anche strutturate in modo da consentire una visione naturale al centro come in periferia e anche in condizioni di scarsa luce, ottimizzando le capacità dell’occhio di regolare l’ingresso delle fonti di luce esterne. Per questo motivo questi “cristallini artificiali” in tutto simili ai naturali, sono adatti anche per essere applicati anche alle persone più giovani, garantendo una resa del tutto naturale e un comfort visivo nelle più disparate situazioni.

Fonte: Salute Europa del 05/12/2006

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