La scienza della compliance.
Cosa combinano i vostri pazienti con le lenti a contatto?Le risposte nella guida-ricerca “La Scienza della Compliance”
C’ è un rapporto stretto tra una scarsa manutenzione delle lenti a contatto e l’insorgenza di infezioni oculari? La domanda è importante, come importanti sono tutti i quesiti che ruotano attorno alla salute delle persone. Ottici e contattologi non hanno dubbi, e possiamo essere certi che risponderanno con un’espressione che oggi va per la maggiore: “Assolutamente sì!”.
Una tale certezza nasce dall’esperienza quotidiana, il contatto diretto con portatori di lenti a contatto di ogni specie, ognuno con i suoi personali usi e costumi, abitudini buone o cattive sedimentate nel tempo. Siamo sicuri che molti addetti ai lavori potrebbero raccontare una variopinta aneddotica dei comportamenti, a dir poco originali, dei loro pazienti relativi all’uso e alla manutenzione delle lenti a contatto. Come si dice in questi casi “si potrebbe
scrivere un libro”.
E in effetti, c’è qualcuno che ha scritto il Libro Bianco “Wearer compliance with contemporary contact lenses” (La Compliance dei portatori di lenti a contatto di ultima generazione). L’autore è il dr. Philip B. Morgan, Eurolens Research Director dell’Università di Manchester.
Chiariamolo subito: non è un libro di aneddoti divertenti. È il risultato di una ricerca indipendente effettuata su 1.400 portatori di lenti a contatto in sette Paesi europei. Il valore della ricerca è ancorato su basi concrete, perché ciò che tutti sospettavano o presumevano, ora è documentato e rilevato da uno studio scientifico. Insomma, ottici e contattologi ora hanno prove precise e dati oggettivi sulle principali aree di inosservanza dei pazienti e sulle loro abitudini riguardo alle norme d’uso e di manutenzione delle lenti a contatto.
Prove e numeri. Ad esempio, oltre un terzo (35%) dei partecipanti alla ricerca ammette che alcune volte dorme con le lenti a contatto, anche se queste non sono idonee all’uso notturno. Il 28% non si lava le mani prima di applicare le lenti. Il 49% mostra una totale inosservanza per quanto riguarda la conservazione delle lenti (utilizzo di un portalenti e di soluzione fresca). Oltre alla ricca documentazione di tabelle e grafici, che già di per sé rappresenta
uno strumento fondamentale di conoscenza per ottici e contattologi, la ricerca ha fatto scaturire altri interessanti spunti operativi. Primo fra tutti il “modello a semaforo”, un efficace e semplice meccanismo che aiuta ottici e contattologi a valutare il grado di osservanza dei loro pazienti. Questo modello fornisce una misurazione visiva del livello di osservanza o di inosservanza delle norme di 14 parametri chiave e permette di classificare il comportamento dei portatori di lenti a contatto in due categorie: comportamento “verde” (conforme), comportamento “rosso” (non conforme).
Più in generale, la ricerca ha fornito a Bausch & Lomb un ulteriore stimolo ad investire sul Programma Eyegiene™. Davanti a un problema così importante, un leader tecnologico, ma anche etico, deve prendere l’iniziativa. Bausch & Lomb è infatti consapevole di quanto sia importante assistere e aiutare ottici e contattologi nel difficile compito di trasmettere le giuste informazioni ai loro pazienti. Il dépliant allegato a questo numero di B2Eyes ne è un esempio.
Oltre alla guida “La Scienza della Compliance”, Bausch & Lomb ha preparato una serie di strumenti informativi da fornire agli addetti ai lavori che a loro volta potranno consegnarli ai pazienti.
Fonte: b2eyes magazine.